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Sundance 2018: tra scandali e politica

Robert Redford ne prese le redini nel 1981 ribattezzandolo nel nome di Sundance Kid, il bandito gentiluomo interpretato da lui stesso nel film Butch Cassidy di George Roy Hill (1969). Da lì in poi il Sundance Film Festival ha assunto sempr ...

Robert Redford ne prese le redini nel 1981 ribattezzandolo nel nome di Sundance Kid, il bandito gentiluomo interpretato da lui stesso nel film Butch Cassidy di George Roy Hill (1969). Da lì in poi il Sundance Film Festival ha assunto sempre di più una valenza politica, a partire dal sostegno del lavoro dei cineasti indipendenti. Questo ha consentito a registi come Kevin Smith, Robert Rodriguez, Quentin Tarantino, Jim Jarmusch e Steven Soderbergh di ottenere notorietà al loro debutto sul grande schermo.

Quest’anno (18-28 febbraio), in particolare, la carne al fuoco è tanta: non solo tanto buon cinema che si stacca dalla convenzionalità della maggior parte della produzione MADE IN USA, ma diverse lotte che riguardano il mondo cinematografico e non.

Sin dalla presentazione di questa 34esima questa edizione, Redford ha parlato dello scandalo delle molestie sessuali alle attrici (niente di nuovo sotto il sole), affermando: “Harvey Weinstein è un momento nel flusso del tempo”. Così come lo scorso anno disse di Trump “I presidenti vanno e vengono”, l’altro tema significativo che anche quest’anno il Sundance affronta.

Quasi in contemporanea con lo shutdown che sta paralizzando gli States, Jane Fonda – insieme alle tante cineaste presenti quest’anno al Festival (il 40% dei film è diretto da donne, senza contare la più tradizionale presenza di attrici)- hanno manifestato il loro dissenso contro Trump con lo slogan: ‘Resist! Persist! Insist! Elect!’

Due registe sono state al centro della giornata di apertura presentando i loro film prodotti da Netflix e Amazon (perché il Sundance riconosce l’importanza del ruolo che le due piattaforme streaming stanno assumendo nel cinema): Private Life di Tamara Jenkins e Generation Wealth di Lauren Greenfield, un film di finzione e un documentario.

Ma veniamo alle star: trucco pesante, capelli raccolti e smoking maschile per Keira Knightley alla prima di Colette di Wash Westmoreland, dove interpreta la famosa scrittrice francese, anticonformista ed emancipata, che contribuì a rompere alcuni tabù femminili già nel secolo scorso.

Rupert Everett dietro e davanti alla macchina da presa per raccontare gli ultimi giorni di vita di Oscar Wilde, il noto scrittore e poeta irlandese costretto all’esilio in Italia, Belgio e Francia a causa della sua omosessualità. Accanto a lui in The Happy Prince: Colin Firth, Emily Watson, Colin Morgan e Miranda Richardson.

Altro biopic: Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot di Gus Van Sant sul fumettista tetraplegico John Callahan, di cui è protagonista Joaquin Phoenix.

È già noto che gli ultimi tre titoli verranno distribuiti in Italia.

Una curiosità: l’interpretazione intensa e piccante di Kristen Stewart con la co-protagonista Chloë Sevigny in Lizzie ha già scatenato molti rumors sui social network.

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